| Francesco Viviano raccoglie il "memoriale" del boss Michele Greco |
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| martedì 15 luglio 2008 | |
«Io desidero fare un augurio. Vi auguro la pace, signor presidente, a tutti voi auguro la pace perchè la pace è la tranquillità dello spirito e della coscienza, e per il compito che vi aspetta la serenità è la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di nostro Signore che lo raccomandò a Mosè: quando devi giudicare, che ci sia la massima serenità, che è la base fondamentale. Vi auguro ancora, signor presidente, che questa pace vi accompagnerà per il resto della vostra vita». Era l'11 novembre del 1987. Alla celebrazione dell'ultima udienza del primo maxi-processo a Cosa Nostra, poco prima che la Corte presieduta da Alfonso Giordano, giudice a latere Pietro Grasso, si ritirasse in camera di consiglio per emettere la sentenza, Michele Greco, che in quel processo sedeva tra gli imputati, chiese e ottenne la parola augurando "la pace" a tutta la Corte.
Fu lui, "il Papa", a chiudere, con un'intimidazione velata e agghiacciante, il processo che si concluse con pesantissime condanne. Fu lui a scrivere in carcere il primo e unico memoriale che porti la firma di un Capo dei Capi.Di quel memoriale il giornalista Francesco Viviano ci riporta le parole, intingendo la penna nel solco dannato della mentalità mafiosa, intrisa di riti di sangue, di bugie e morte, di presunti codici d'onore e faide familiari. Del "Papa" della Mafia, dell'uomo che parlava di Dio e si macchiava al contempo di gravissimi crimini, Viviano nel libro Michele Greco- Il memoriale» (Aliberti editore, 13 euro), ne ripercorre la vita, anzi la doppia vita, di imprenditore e mafioso, fatta di omertà e potere assoluto. [fonte Adnkronos] Francesco Viviano, palermitano, è inviato speciale di «Repubblica». Ha seguito tutti i maxiprocessi e l’evolversi del fenomeno mafioso, dalle stragi a oggi. Già inviato in Iraq e Afghanistan, ha ottenuto svariati riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui quelli per “Cronista dell’anno” nel 2004 e nel 2007. Ha pubblicato Annetta e il generale, ispirato a una storia vera dell’Ottocento, e, con Giuseppe Lo Bianco, il libro inchiesta La strage degli eroi. Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia. |



«Io desidero fare un augurio. Vi auguro la pace, signor presidente, a tutti voi auguro la pace perchè la pace è la tranquillità dello spirito e della coscienza, e per il compito che vi aspetta la serenità è la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di nostro Signore che lo raccomandò a Mosè: quando devi giudicare, che ci sia la massima serenità, che è la base fondamentale. Vi auguro ancora, signor presidente, che questa pace vi accompagnerà per il resto della vostra vita». Era l'11 novembre del 1987. Alla celebrazione dell'ultima udienza del primo maxi-processo a Cosa Nostra, poco prima che la Corte presieduta da Alfonso Giordano, giudice a latere Pietro Grasso, si ritirasse in camera di consiglio per emettere la sentenza, Michele Greco, che in quel processo sedeva tra gli imputati, chiese e ottenne la parola augurando "la pace" a tutta la Corte.
Fu lui, "il Papa", a chiudere, con un'intimidazione velata e agghiacciante, il processo che si concluse con pesantissime condanne. Fu lui a scrivere in carcere il primo e unico memoriale che porti la firma di un Capo dei Capi.



